Qual è la differenza fra prestito e mutuo?

Recentemente si è andata assottigliando la differenza fra prestito e mutuo. Cerchiamo di motivare meglio la nostra affermazione, soffermandoci su quello che è rimasto il lieve divario fra i due tipi di contratti.

Gli orizzonti mentali del mondo dei prestiti

Il fatto che la differenza fra prestito e mutuo è andata sgretolandosi è anche stato l’effetto dell’importanza data all’autonomia negoziale, in maniera prioritaria rispetto alla standardizzazione dei contratti. Pertanto, è diventata di secondaria importanza, se non per i casi che richiedono il diritto generale (e l’ordinamento italiano ha tra le discipline civilistiche più complesse ed intricate), considerare, in via prioritaria le definizioni del codice civile.

htrjyjuGiusto per essere più chiari, l’ordinamento anglosassone e quello tedesco si caratterizzano dal dare maggiore importanza al diritto speciale. E’ il concreto che fa la legge. Essa va componendosi man mano.

Per questo motivo, l’entrata di contratti di diritto speciale e dell’ottica della personalizzazione, casistica per casistica (ad es. leasing ed affitto con riscatto, revolving, prestito vitalizio, piani di ammortamento differenti da quello francese) ci ha trovati, in parte, impreparati, sul piano della tutela generale, dando un’importanza secondaria al diritto speciale. Continuo è lo sforzo, a livello giurisdizionale, per porre freno ai casi di mancata trasparenza e di condizioni economiche largamente svantaggiose per il consumatore, nonché agli eventuali conflitti d’interesse (ad es. decreto liberalizzazioni che ha inciso sulla separazione fra ruolo dell’assicuratore e ruolo dell’intermediario del credito).

Ma manca ancora l’ottica mentale che a monte incide sulla formazione della legge, quella legge che nasce dal particolare e non dal generale. E’ giusto ragionare così nel mondo dei prestiti o è meglio la nostra strada, quando ad es. ci chiediamo per il contratto di leasing (affitto con riscatto), quale sia il negozio giuridico predominante?

La differenza fra prestito e mutuo: quello che resta da sapere

Cogliamo, però, i principali elementi di contrapposizione fra i due tipi di negozio giuridico o contratto (differenza fra prestito e mutuo):

–       Il regime fiscale è il principale elemento discriminante: infatti, gli interessi sul mutuo sono detraibili. Ciò non avviene per i prestiti. Attenzione a non confondere la deducibilità con la detraibilità, dato che nell’ultimo caso, se siamo esenti tasse, non possiamo avvantaggiarci degli sconti fiscali, andando a sottrarsi gli interessi passivi solo alla base imponibile già formata

–       La seconda differenza fondamentale fra prestito e mutuo riguarda nuovamente l’attenzione del legislatore verso il mutuo, anziché il prestito. La sospensione delle rate, anche se da taluni giudicata controproducente (appesantimento del carico successivo), è concessa a chi ha stipulato il mutuo e non il prestito.

–       Il mutuo viene concepito dalla legge, rispetto al prestito, come un prestito a medio/lungo termine a maggiore finalità sociale, rispetto al prestito (ad es. mutuo prima casa). Considerando, però, che sono cominciati a nascere i mutui liquidità (non finalizzati) e la progressiva perdita di differenza fra prestito e mutuo, quando con il decreto Bersani si è legiferato sulla penale di estinzione anticipata, ne è emerso il trattamento di favore (no penale di estinzione anticipata) per i mutui, solo per i casi previsti della legge da sottoporre a tutela sociale (ad es. acquisto prima casa, avvio di una nuova attività imprenditoriale…). Oppostamente per il prestito si tiene conto solo di una soglia massima di importo (i piccoli prestiti, ovvero quelli entro i 10.000 euro, sono esenti da penale di estinzione anticipata). Possono, poi, essere previsti altri casi in cui i prestiti sono “no penale di estinzione anticipata” (ad es. inclusione intrinseca della penale in altri elementi, parte integrante del contratto, come nel caso di stipula di una polizza assicurativa a ciò riservata). In ultimo piano, i tagli percentuali applicati eventualmente cambiano e, nel caso del mutuo, sono in funzione del periodo di vita residua.

Concludendo, una vera differenza fra prestito e mutuo non esiste più se non considerando l’immagine differente che ha preservato il mutuo, rispetto al prestito.

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I documenti necessari, che puoi inviare tramite email, sono pochi: la carta di identità e il codice fiscale

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Prestito obbligazionario: ecco di cosa si tratta

Gli stringenti vincoli tecnici di bilancio delle banche che le conducono a porre rimedio in impieghi extra-attività (investimenti in titoli di stato) e la contrazione dell’offerta di prestiti alle famiglie ed alle imprese hanno rappresentato, nei recenti anni, una grossa preoccupazione tenendo conto che:

–       La realtà italiana è sempre stata fondata, rispetto a quella statunitense e tedesca, dalla preminenza delle banche commerciali rispetto a quelle d’affari

–       Le imprese hanno difficoltà a finanziarsi.

Oltre a prevedere la nascita di fondi destinati alle iniziative imprenditoriali, si è pensato nel 2012 di dare una modifica alla normativa sul prestito obbligazionario.

Il nuovo prestito obbligazionario. Buone nuove?

Il prestito obbligazionario non corrisponde altro che all’emissione da parte delle realtà-impresa di titoli, sottoscrivibili da parte del pubblico e che poi sono tenute a remunerare, attraverso gli utili d’impresa. Le imprese possono, così, reperire i fondi, in alternativa ai prestiti tradizionali.

Il decreto sviluppo, entrato in porto nel 2012, ha impiegato circa 2 anni per essere recepito appieno e solo nei primi mesi del 2014 si sta cominciando ad assistere a qualche nuova emissione di prestito obbligazionario (minibond) che con la precedente normativa non era possibile, se non in forma.

Infatti, in precedenza, il prestito obbligazionario poteva essere emesso da parte delle:

–       Società quotate

–       Società non quotate, a condizione che la quantità di prestito obbligazionario emessa non oltrepassava il doppio di: Capitale Sociale + Riserva Legale + Riserve volontarie residuali ex-post approvazione di bilancio. Vi era comunque una scappatoia ed era rappresentata dal collocamento della quantità di prestito obbligazionario eccedente tale limite quantitativo presso gli investitori istituzionali, a condizione che veniva garantita la solvibilità della società emittente. Bisogna, poi, aggiungere che, rispetto alle società quotate non erano previsti gli stessi benefici fiscali: deducibilità degli interessi passivi dal reddito societario entro il tetto previsto, ora concessa anche per le società non quotate.

Consapevoli che, a seguito del malcontento del pubblico su emissioni obbligazionarie insolventi diventate per molti carta straccia, ben si capisce la diffidenza a sottoscrivere dei titoli che non siano quelli di stato. E molte continuano ad essere le critiche riservate alla nuova normativa sul prestito obbligazionario.

E’ vero che è stato eliminato direttamente il limite quantitativo all’emissione di prestito obbligazionario ma si è continuata a mantenere la corsia privilegiata del collocamento presso gli investitori istituzionali (banche, imprese di assicurazione, fondi di risparmio gestito, società di intermediazione mobiliare…). Inoltre, tale opportunità non è stata concessa alle micro-imprese forse perché non ritenute in grado di onorare l’impegno con il pubblico dei sottoscrittori del prestito obbligazionario. Già i requisiti per essere micro-impresa sono tutt’altro che trascurabili: un fatturato complessivo entro i 2.000.000 di euro, pur non volendo considerare il numero di addetti inferiore a 10. Viene, così, esclusa tutta quella parte emergente di imprenditoria che non è detto non abbia prospettive di sviluppo se opportunamente finanziata.

Con questo si spera che la portata delle riforme sia ben più rivoluzionaria di quella paventata con la normativa sul prestito obbligazionario. Quel che conta sono i risultati e non le voci di corridoio. Prima che si sapesse effettivamente la portata della riforma, già si cominciava a fare cenno alla possibilità da parte delle imprese con soli 40.000 euro di fatturato di avere accesso alla possibilità di emettere il prestito obbligazionario.

 

Prestiti da privati – http://prestiti-tra-privati.it