Prestito personale: ecco come ottenerlo

E’ in costante aumento la domanda di prestiti da parte di famiglie ed imprese che necessitano di liquidità. Ci occuperemo di esporre, in sintesi, come ottenere il prestito personale, essendo quest’ultimo uno dei più gettonati da parte di chi è in fabbisogno immediato di piccole somme per fronteggiare gli imprevisti, e senza essere tenuti a giustificare la richiesta (prestito non finalizzato).

Cosa si consiglia prima di richiedere un prestito personale

Quando si hanno delle esigenze non programmate, nonché transitorie, solitamente, si pone minore attenzione alle condizioni del prestito personale proposte, senza comparare le varie offerte.

A bank employee counts Euro notes at Kasikornbank in Bangkok October 12, 2010. REUTERS/Sukree Sukplang/Files

I comparatori di prestiti non sempre hanno a disposizione tutte le informazioni per poter realizzare confronti trasparenti tra un prestito personale e l’altro. Ciò avviene perché, come si può constatare, le offerte promozionali presenti in rete subordinano spesso le condizioni economiche (ad es. taeg, costo della polizza assicurativa non obbligatoria) a categorie rappresentative di richiedenti (valutazione della fascia di reddito e di eventuali garanzie richieste).

Così, il primo step è contattare direttamente l’offerta (banche e società finanziarie) per poter confrontare i vari preventivi, dettaglio fondamentale in quanto il piano di rimborso del prestito personale e le caratteristiche del prestito personale devono essere su misura delle nostre esigenze.

In base alla libertà negoziale, ogni contratto di prestito personale potrebbe caratterizzarsi di condizioni differenti. Quindi, è buona norma leggere il contratto valutando:

–       La presenza eventuale di polizze assicurative come voce esterna al tasso promozionale

–       Il tipo di prestito personale (ad es. formula revolving o prestito ricaricabile), in modo da valutare l’intensità di abbattimento del capitale, compatibilmente con le rate ideali

–       Ogni altra clausola importante (ad es. penale di estinzione anticipata per prestiti di importo superiore a 10.000 euro, condizioni per il cambio e salto rata…)

I requisiti per ottenere un prestito personale

Dopo aver selezionato l’offerta ideale, è essenziale prepararsi a sottoscrivere il contratto. Tali operazioni preventive sono state velocizzate attraverso le procedure on-line.

I documenti ed i requisiti richiesti per il prestito personale cambiano da offerta ed offerta ma se si tratta di piccole somme non finalizzate, di solito non si esige molto dal richiedente, se non i documenti di identità e le ultime attestazioni di reddito (salvo i prestiti senza busta paga da non confondere con i prestiti senza reddito dimostrabile).

In alcuni casi, può essere richiesta la presenza di un garante.

Il prestito personale, rispetto ai mutui ed ai prestiti ipotecari, non richiede particolari garanzie di natura reale (ad es. proprietà), salvo che non venga stabilito diversamente in contratto.

Le richieste vengono rigettate? I consigli per ottenere un prestito personale.

Bisogna sapere che molte finanziarie inseriscono nel Crif, all’atto della richiesta del prestito personale, la fase di avvio istruttoria pratica, nonché il rigetto eventuale della stessa.

Ciò comporta un inconveniente: a partire dal rigetto di una proposta di prestito personale, in automatico alcune altre banche e società finanziarie rifiutano le nostre richieste. Quindi, questo potrebbe essere uno dei motivi per i quali le richieste di prestito personale vengono rigettate.

Le società finanziarie sono solite fare l’inserimento dei dati nel Crif periodicamente ad inizio di ogni mese. Se la richiesta di prestito rigettata è stata effettuata a fine febbraio, può darsi che i dati vengano comunicati al Crif i primi giorni del mese di marzo.

Le informazioni negative non possono essere rimosse dal Crif (solo le informazioni positive): bisogna attendere i tempi previsti. In questo caso, essi sono di 30 giorni. Si consiglia di provare a fare nuove richieste di prestito personale, decorso tale termine, dopo il primo rigetto. Nel caso, si può comunicare all’altro offerente il precedente rigetto, di modo che solo se questi è intenzionato ad approvare il prestito personale si avvia la pratica.

Il solo ritardo nel pagamento delle rate, anche di pochi giorni, viene comunicato al Crif. Un consiglio è di procedere alla rettifica delle informazioni nel Crif (nel caso in cui le rate siano state saldate), altrimenti lo stato di cattivo pagatore ci potrebbe comportare il rigetto della pratica di prestito personale. Ciò avviene istantaneamente e gratuitamente.

Se viviamo una situazione di difficoltà temporanea che rende piuttosto dubbia la nostra solvibilità creditizia, anche se non richiesto, è bene farsi affiancare da un garante, o nel caso quest’ultimo non sia disponibile, co-intestare il contratto di prestito personale, se possibile, non essendo più l’unico beneficiario e debitore. Si può, poi, andare alla ricerca dell’esistenza di convenzioni sociali riservate al nostro caso (ad es. prestiti inps d’onore per gli esodati).

Prestito Partecipativo: Ecco cos’è

In questo spazio, ci occuperemo di un aspetto emblematico per il mondo dei prestiti e che riguarda, a suo modo, il prestito partecipativo: la ripartizione del rischio.

Ripartire o condividere il rischio con i prestiti

Difficoltà crescenti nella ripresa dell’economia reale, condizionate anche dagli stringenti vincoli istituzionali e di natura monetaria.

Non è vero che l’unico margine di autonomia che rimane in capo al singolo Stato Membro sia la politica fiscale. Un’utile misura di sostegno allo sviluppo parte dall’inversione di rotta mentale che coinvolge, a sua volta, un certo tipo di rapporto tra imprese, consumatori ed istituzioni.

euro-symbolVediamo che cosa si intende per prestito partecipativo, distinguendolo dal prestito corporato e dal prestito sindacato. Tipologie di prestito che hanno in comune un unico humus: la condivisione o ripartizione del rischio, fondamentale in periodi crisi.

Il prestito partecipativo in parole semplici

Il prestito partecipativo implica l’accettazione da parte di chi concede il credito di imporre una certa struttura al piano di rimborso che tenga progressivamente conto della capacità di rimborso dell’impresa finanziata. Saranno i soci a contribuire, a titolo di futuro aumento del capitale sociale, al rimborso di parte delle rate (quote capitale), di cui una componente fondamentale è rappresentata dall’utile d’esercizio.

Chiaramente anche il contratto di prestito partecipativo non avrà delle caratteristiche standard e bisogna porre estrema attenzione a quei margini di personalizzazione, dalla parte del creditore, che vogliono essere una forma di tutela contro l’incerto o l’eventuale fallimento dell’impresa partecipata, soprattutto se trattasi di start-up.

I soci condividono il rischio con la direzione aziendale e contribuiscono al saldo del debito (ripartizione del rischio a valle del finanziamento).

D’altra parte, con il prestito partecipativo, anche il creditore condivide il rischio e, pertanto, si potrebbe auto-tutelare imponendo alcune condizioni in calce al contratto tra cui la non modificabilità della composizione societaria, il vincolo per tutta la durata del piano di rimborso a non distribuire l’utile d’esercizio.

Ogni contratto di prestito partecipativo potrebbe introdurre elementi di novità anche nella determinazione della remunerazione variabile (quota parte della componente interessi).

Gli interessi, per meglio precisare, si distinguono in:

–       Componente fissa: Viene stabilita nel contratto di prestito partecipativo la modalità alla base della sua determinazione. Può essere prevista un’indicizzazione ad alcuni parametri (ad es. Pil), ipotizzando una certa ripresa economica. Per quale motivo, bisogna sempre avere come riferimento l’Euribor? La finanza innovativa ci insegna proprio questo. Dare libero sfogo al pensiero, adattandolo ai fabbisogni dell’economia reale

–       Componente variabile: Possono essere previsti nel contratto di prestito partecipativo diversi sistemi di valorizzazione che dovrebbero tenere conto delle esigenze dell’impresa finanziata. Non sempre e quasi mai si applica un criterio semplicistico del tipo: Parte di Interessi Variabile da rimborsare = Utile netto d’esercizio

Sono previsti dei bandi regionali, in base ai quali, le nuove imprese possono accedere ai prestiti partecipativi, fatto salvo la capienza dei fondi disponibili (vedasi ad es. bando regione Lazio prestito partecipativo riservato alle start-up). Previste anche delle agevolazioni fiscali per le imprese finanziate.

I nuovi orizzonti del prestito in momenti di crisi

Il prestito partecipativo, come anzidetto, rientra in un’ottica mentale molto più complessa che ha a che vedere con i sistemi di ripartire e condividere il rischio, venendo incontro alle esigenze di chi ha necessità di finanziarsi.

Vediamo alcuni esempi attinenti:

–       I prestiti sindacati alla tedesca. Le istituzioni (ad es. banche) condividono il rischio dell’insolvenza del debitore o soggetto finanziato e, attraverso un unico negozio giuridico, si suddividono i compiti (finanziatrici, responsabili dell’amministrazione o dell’individuazione delle condizioni economiche del contratto…).

–       I prestiti corporati. Un esempio che non sembra ancora essere decollato è rappresentato dai minibond : possibilità da parte delle imprese di medie e grandi dimensioni di finanziarsi, attraverso l’emissione di titoli obbligazionari. Chi sottoscrive tale titolo dà fiducia alla ripresa, aiutando nel contempo lo sviluppo. Perché proporre sempre i titoli di stato, allorquando si rischia con titoli indicizzati all’inflazione e con aspettative recessive e deflazionistiche, di non avere un ritorno reale di quanto impiegato?

–       Il mutuo affitto: C’è qualche punto di somiglianza, rispetto al prestito partecipativo. Si permette a chi è finanziato di rimborsare progressivamente il debito, in ragione della speranza da parte di quest’ultimo di un miglioramento della propria capacità di rimborso.

Oltre alle tipologie di prestiti considerate a titolo di esempio, è chiaro che, adottando la stessa ottica mentale, sia possibile concepirne di nuove.

Qual è la differenza fra prestito e mutuo?

Recentemente si è andata assottigliando la differenza fra prestito e mutuo. Cerchiamo di motivare meglio la nostra affermazione, soffermandoci su quello che è rimasto il lieve divario fra i due tipi di contratti.

Gli orizzonti mentali del mondo dei prestiti

Il fatto che la differenza fra prestito e mutuo è andata sgretolandosi è anche stato l’effetto dell’importanza data all’autonomia negoziale, in maniera prioritaria rispetto alla standardizzazione dei contratti. Pertanto, è diventata di secondaria importanza, se non per i casi che richiedono il diritto generale (e l’ordinamento italiano ha tra le discipline civilistiche più complesse ed intricate), considerare, in via prioritaria le definizioni del codice civile.

htrjyjuGiusto per essere più chiari, l’ordinamento anglosassone e quello tedesco si caratterizzano dal dare maggiore importanza al diritto speciale. E’ il concreto che fa la legge. Essa va componendosi man mano.

Per questo motivo, l’entrata di contratti di diritto speciale e dell’ottica della personalizzazione, casistica per casistica (ad es. leasing ed affitto con riscatto, revolving, prestito vitalizio, piani di ammortamento differenti da quello francese) ci ha trovati, in parte, impreparati, sul piano della tutela generale, dando un’importanza secondaria al diritto speciale. Continuo è lo sforzo, a livello giurisdizionale, per porre freno ai casi di mancata trasparenza e di condizioni economiche largamente svantaggiose per il consumatore, nonché agli eventuali conflitti d’interesse (ad es. decreto liberalizzazioni che ha inciso sulla separazione fra ruolo dell’assicuratore e ruolo dell’intermediario del credito).

Ma manca ancora l’ottica mentale che a monte incide sulla formazione della legge, quella legge che nasce dal particolare e non dal generale. E’ giusto ragionare così nel mondo dei prestiti o è meglio la nostra strada, quando ad es. ci chiediamo per il contratto di leasing (affitto con riscatto), quale sia il negozio giuridico predominante?

La differenza fra prestito e mutuo: quello che resta da sapere

Cogliamo, però, i principali elementi di contrapposizione fra i due tipi di negozio giuridico o contratto (differenza fra prestito e mutuo):

–       Il regime fiscale è il principale elemento discriminante: infatti, gli interessi sul mutuo sono detraibili. Ciò non avviene per i prestiti. Attenzione a non confondere la deducibilità con la detraibilità, dato che nell’ultimo caso, se siamo esenti tasse, non possiamo avvantaggiarci degli sconti fiscali, andando a sottrarsi gli interessi passivi solo alla base imponibile già formata

–       La seconda differenza fondamentale fra prestito e mutuo riguarda nuovamente l’attenzione del legislatore verso il mutuo, anziché il prestito. La sospensione delle rate, anche se da taluni giudicata controproducente (appesantimento del carico successivo), è concessa a chi ha stipulato il mutuo e non il prestito.

–       Il mutuo viene concepito dalla legge, rispetto al prestito, come un prestito a medio/lungo termine a maggiore finalità sociale, rispetto al prestito (ad es. mutuo prima casa). Considerando, però, che sono cominciati a nascere i mutui liquidità (non finalizzati) e la progressiva perdita di differenza fra prestito e mutuo, quando con il decreto Bersani si è legiferato sulla penale di estinzione anticipata, ne è emerso il trattamento di favore (no penale di estinzione anticipata) per i mutui, solo per i casi previsti della legge da sottoporre a tutela sociale (ad es. acquisto prima casa, avvio di una nuova attività imprenditoriale…). Oppostamente per il prestito si tiene conto solo di una soglia massima di importo (i piccoli prestiti, ovvero quelli entro i 10.000 euro, sono esenti da penale di estinzione anticipata). Possono, poi, essere previsti altri casi in cui i prestiti sono “no penale di estinzione anticipata” (ad es. inclusione intrinseca della penale in altri elementi, parte integrante del contratto, come nel caso di stipula di una polizza assicurativa a ciò riservata). In ultimo piano, i tagli percentuali applicati eventualmente cambiano e, nel caso del mutuo, sono in funzione del periodo di vita residua.

Concludendo, una vera differenza fra prestito e mutuo non esiste più se non considerando l’immagine differente che ha preservato il mutuo, rispetto al prestito.